L’intervento della Senatrice Daniela Santanchè sul decreto tutela del lavoro e la risoluzione di crisi aziendali

Publiée par Fratelli d'Italia Senato sur Mardi 22 octobre 2019

Signor Presidente, onorevoli colleghe e colleghi, sul decreto‑legge in esame, recante disposizioni per la tutela del lavoro e per la risoluzione delle crisi aziendali, il Gruppo Fratelli d’Italia ha presentato una serie di emendamenti – il 3.0.1 e i seguenti – per rimediare alla vergogna, che è stata denunciata da molti, riguardante il reddito di cittadinanza. Abbiamo visto infatti, in questi giorni, che esso viene erogato a terroristi, ad ex brigatisti, a mafiosi e oggi abbiamo scoperto che viene erogato anche a contrabbandieri.

Colleghi, non vi sarà sfuggita la notizia, che oggi è su molti quotidiani, secondo cui ad una banda di contrabbandieri, che trafficava in sigarette comprate dall’estero, per un giro d’affari di 600.000 euro, per circa 3.000 chili di tabacco, veniva erogato il reddito di cittadinanza, da 300 a 700 euro al mese. Esso è stato infatti erogato a cinque membri di questa banda di contrabbandieri, che è stata arrestata. Ebbene, i nostri emendamenti, volti a mettere fine a questa vergogna, in Commissione sono stati dichiarati inammissibili, nonostante il chiaro riferimento, nel testo del decreto al nostro esame, alla legge n. 26 del 28 marzo 2019, che istituiva il reddito di cittadinanza. A chi non mi crede basta leggere l’articolo 5 del decreto‑legge in esame, che interviene esplicitamente sulla dotazione organica dell’INPS. Ci dovete spiegare allora perché avete escluso e lo chiedo al Governo…

Signor Presidente, chiedo al rappresentante del Governo se può ascoltare, perché mi sembra cosa buona e giusta.

PRESIDENTE. Chiedo ai colleghi di permettere al rappresentante del Governo di ascoltare la senatrice che sta intervenendo. Vi ringrazio.

Lo chiedo per una questione di mera educazione, anche se magari poi non risponderanno. Chiedo dunque come mai sono stati dichiarati inammissibili, in Commissione, nonostante il chiaro riferimento dell’articolo 5 del provvedimento in esame alla legge n. 26 del 28 marzo 2019, che istituiva il reddito di cittadinanza. Domando al Governo per quale motivo sono stati esclusi i nostri emendamenti, perché, per quanto ci risulta, tale decisione è assolutamente infondata e non è sicuramente una decisione tecnica.

Dunque il Governo deve avere il coraggio di dire che la vostra scelta è stata squisitamente una scelta politica, perché tutti voi – tutti i rappresentanti del Governo rosso e giallo, il vostro capo politico, i Ministri, i Sottosegretari e i parlamentari – in ogni trasmissione televisiva denunciate questa vergogna e dite che al più presto verrà messa a posto. Mi piace però ricordarvi che non avremmo avuto bisogno di metterla a posto, perché ricordo gli emendamenti a firma del senatore Balboni, che facemmo tutti noi del Gruppo Fratelli d’Italia in Assemblea, che proponevano una cosa molto semplice: chi era stato condannato in terzo grado e quindi in via definitiva ad oltre due anni di galera non avrebbe dovuto percepire il reddito di cittadinanza. Anche in quel caso il Governo, all’epoca gialloverde, fu contrario. Dunque andate in televisione, fate proclami in cui dite che è assolutamente una vergogna, ma poi, quando in Assemblea o in Commissione Fratelli d’Italia vi dà la soluzione e ve la offre su un piatto d’argento, ci dite che non la volete.

Peraltro, ricordo al Governo che anche i controlli a campione eseguiti dalla Guardia di finanza dimostrano che una quota altissima di coloro che percepiscono il reddito di cittadinanza in base alla legge vigente, con maglie non larghe, ma larghissime, non è in regola: in particolare, dai controlli effettuati risulta che almeno una persona su tre non ne avrebbe il diritto.

Un’altra informazione che voglio dare poi a quest’Aula è che oltretutto, com’è stato dimostrato, chi riceve il reddito di cittadinanza che, dopo il riconoscimento del reddito, avrebbe dovuto firmare il contratto con l’impegno ad andare avanti e ad esplicare tutto il necessario per i famosissimi posti di lavoro, non si sta presentando neppure a fare questo.

Al di là del fatto che il reddito di cittadinanza, come credo abbia ormai capito la maggioranza degli italiani è un fallimento totale, chiedo come mai oggi siano stati dichiarati inammissibili i nostri emendamenti: probabilmente non si vuole risolvere la situazione, che sta bene al Governo.

Ricorderete che tutto questo discorso è nato quando si è parlato del caso della Saraceni, la brigatista, figlia di una famosa «toga rossa», condannata a 21 anni e sei mesi di carcere, che non ha scontato nemmeno cinque anni in prigione ed è ancora oggi agli arresti domiciliari. Ebbene, la Saraceni fa pagare a tutti gli italiani il reddito di cittadinanza che percepisce.

In quell’occasione – ma a questo punto vorrei capire quanto vale e che peso ha la parola dei Ministri che compongono il Governo – il ministro Catalfo, in data 2 ottobre, ha promesso un tavolo tecnico per un’immediata risposta normativa per porre fine a questo scandalo e a tutti quelli analoghi.

È chiara allora la ragione per la quale sono stati dichiarati inammissibili gli emendamenti presentati da Fratelli d’Italia: se fossero arrivati in quest’Aula e se fossero stati messi al voto, cari rappresentanti del Governo, a voi sarebbe caduta la maschera, quella che indossate quando siete in pubblico, quella che usate quando siete in televisione e quando denunciate che è vergognoso e ingiusto che brigatisti, terroristi, contrabbandieri, stupratori e pedofili percepiscano il reddito di cittadinanza.

Oggi però è evidente che la vostra maschera è caduta perché, se fossero arrivati in quest’Aula i nostri emendamenti, voi avreste sicuramente votato contro.

Noi di Fratelli d’Italia vogliamo dunque fare ben capire agli italiani quello che il Governo pensa sul reddito di cittadinanza e quello che non vuole fare, cioè mettere fine alla vergogna rappresentata dai destinatari del reddito di cittadinanza.

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